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Dario Fo recita a Bologna "LU SANTO JULLÀRE FRANCESCO". Dal 10 al 12 Febbraio in PRIMA NAZIONALE al Teatro Duse

In scena con Dario Fo al teatro Duse di Bologna, da lunedì 10 febbraio a mercoledì 12 febbraio alle ore 21. Dopo “In Fuga dal Senato”, Dario Fo torna al Teatro Duse di Bologna in prima nazionale da lunedì 10 a mercoledì 12 febbraio con “Lu Santo Jullàre Françesco”, un memorabile lavoro sulla vita di San Francesco, che ha debuttato 15 anni fa e viene riscritto oggi per questo nuovo allestimento. Un ritratto inedito del più straordinario innovatore del pensiero cristiano, per parlare dei grandi temi che attraversano la società contemporanea.

 

 

Leggi anche: Bologna, il ritorno a teatro di Dario Fo con “Lu Santu Jullare Francesco”  clicca qui.

Per maggiori informazioni sullo spettacolo clicca qui.

 

Teatro Duse - Bologna

Da lunedì 10 a mercoledì 12 febbraio ore 21

Itineraria Teatro

DARIO FO

LU SANTO JULLÀRE FRANCESCO

scritto e interpretato da Dario Fo

assistente alla regia Fabrizio De Giovanni

con la collaborazione di Chiara Porro e Jacopo Zerbo

direttore di scena Maria Chiara Di Marco

macchinista Eliel Ferreira

PRIMA NAZIONALE

 

Lu santo Jullàre. predica agli uccelli. 1999Il Premio Nobel per la letteratura nel ’97 torna in scena con un racconto teatrale in cui prendono vita personaggi dell’Italia medievale, dai semplici contadini ai Cardinali e addirittura ai Papi. La realtà storica e la tradizione popolare si intrecciano nel ripercorrere alcuni dei momenti più significativi della vita del Santo d’Assisi: la richiesta di approvazione della Regola al Papa Innocenzo III, la predica agli uccelli, la malattia agli occhi…

Lavorando su leggende popolari, su testi canonici del Trecento e su documenti emersi negli ultimi due, tre secoli Dario Fo elabora un’immagine non agiografica di San Francesco: spogliato dal mito, ritroviamo un personaggio provocatorio, coerente, coraggioso, ironico. Del resto era lo stesso Francesco a definirsi “jullare al servizio di Dio”, e questo proprio negli anni in cui l’imperatore Federico II promulgava un editto contro i “Joculatores obloquentes” considerandoli buffoni osceni. Un eretico di fatto, la cui storia è tornata alla ribalta ai giorni nostri con la salita al soglio di Pietro del nuovo pontefice, e qui riproposta in una versione inedita in volgare umbro medievale.

Dice Fo: “Della giullarata Francesco conosceva la tecnica, il mestiere e le regole assolute. Non teneva mai prediche secondo la convenzione ecclesiastica, anzi, rifiutava l’andamento del sermone. Sappiamo pure che cantava, recitava e “di tutto lo suo corpo fasea parola” come testimonia un cronista del suo tempo; nei suoi sermoni suscitava divertimento ma anche commozione fra i presenti che lo ascoltavano”.

L’ingresso allo spettacolo prevede un biglietto intero di 22 € e un ridotto di 16,50 € - posto unico, inclusa prevendita.

Prevendite presso la biglietteria del Teatro Duse (dal martedì al sabato dalle 15 alle 19) e nei punti prevendita Vivaticket (clicca qui).

Biglietteria e informazioni:

Via Cartoleria, 42 - tel. 051 231836 biglietteria@teatrodusebologna.it

www.teatrodusebologna.it

 

CLICCA QUI per visualizzare il comunicato in versione stampa.

 

Storia di Cola di Rienzo, di Anonimo Romano (XIV secolo) - BLOG di Dario Fo su ilfattoquotidiano.it

Brano tratto dallo spettacolo ‘In Fuga dal Senato’ in scena a Roma al Teatro Sistina il 20 gennaio, a Fermo presso il Teatro dell’Aquila il 25 gennaio, il 3 febbraio a Milano sul palco del Piccolo Teatro Strehler e  il 16 febbraio a Bra presso il Palazzetto BraSport.

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Dario Fo contro la delocalizzazione: “Così ci sfracelliamo al suolo, serve una legge”

 

Da ilfattoquotidiano.it

 

Il premio Nobel interviene in favore dei 300 lavoratori delle cartiere Burgo di Mantova, che rischiano di essere "buttati per strada senza pietà". Ma ad approfittare delle condizioni di "schiavismo" all'estero sono anche "Geox, Benetton, Bialetti, Fiat". L'appello allo Stato perché intervenga: "Cancellare la possibilità di spostare aziende solo per accumulare più denaro"

 
Non c’è limite all’ingiustizia e alla prevaricazione che il sistema economico è capace di mettere in  atto nei confronti dei lavoratori. Sembra che all’istante l’Italia sia decisa a sbarazzarsi brutalmente di coloro che tengono in piedi i tesori della sua grande tradizione artigiana e produttiva, che tutto il mondo ci ha invidiato per secoli.

I lavoratori delle cartiere Burgo di Mantova corrono il rischio di essere mandati a casa senza tanti complimenti, mettendo sul lastrico numerosissime famiglie. In nome di cosa? Solo del denaro, del  profitto, della perversa logica secondo cui se mi servi ti tengo e quando non mi servi più ti butto per strada senza pietà. Un disastro non solo per un’azienda, ma per tutta la città di Mantova, che viene a perdere una delle sue più importanti realtà produttive. E dire che stiamo parlando dell’unica cartiera in Italia che produce la carta per i quotidiani! Ciò significa che da questo momento giornali come Il Corriere, La Stampa ed altre centinaia di testate, saranno costrette a comprare all’estero la carta su cui gli italiani leggeranno le ultime notizie.

Purtroppo questo è un fenomeno che oggi in Italia sta diventando quasi la norma. Da anni ormai  gli imprenditori italiani spostano le nostre aziende all’estero, dove le paghe dei lavoratori sono più  basse, anche del 75%, e dove ovviamente si pagano meno tasse. Peccato che spesso in questi paesi i lavoratori non abbiano alcuna garanzia e si trovino ad operare in condizioni talvoltadisumane. Ma come, abbiamo lottato tutta la vita perché ai lavoratori del nostro paese fossero garantiti i diritti fondamentali, e adesso mandiamo le nostre imprese in nazioni dove questi diritti nemmeno  esistono?

Eppure alcuni fra i marchi più importanti d’Italia non si fanno alcun problema a comportarsi così. Facciamo un po’ di nomi. Fra coloro che hanno delocalizzato all’estero troviamo per esempio la  Geox (stabilimenti in Brasile, Cina e Vietnam), la Benetton (che è andata a produrre in Croazia) e  la Bialetti (che apre fabbriche in Cina, mentre i lavoratori di Omegna vengono mandati a casa). Ma la regina delle delocalizzatrici è senz’altro la nostra Fiat, che ha scelto di produrre le macchine italiane in Serbia, Polonia, Russia, facendo perdere all’Italia negli  ultimi dieci anni ben 20.000 posti di lavoro.

Per quanto ancora vogliamo sopportare questa situazione al limite dello schiavismo? Quante altre  “situazioni di emergenza” ci faranno bere, da quanti altri “baratri” ci dovremo salvare rimandando  i provvedimenti più necessari e mantenendo in vigore questo sistema vergognoso che, lui sì, ci sta  veramente portando a sfracellarci al suolo?

La cosiddetta “libera iniziativa” degli imprenditori viene platealmente sbandierata come un inalienabile diritto di chi detiene il potere economico. Ma attenti! Questa libera iniziativa non può diventare la libertà di disporre con disinvoltura della vita e del futuro dei lavoratori. Non solo, ma di un’intera società.

La verità è che è necessario un serio intervento dello Stato, il quale deve finalmente discutere ed approvare una legge che affermi che la gestione di un’impresa non può non tenere conto delle  esigenze e della volontà di chi ci lavora dentro. 
Bisogna che le istituzioni riconoscano pienamente che i lavoratori sono parte fondamentale del processo produttivo, e come tale non si possono trattare come degli arnesi da lavoro, delle macchine che quando non servono più, o costano troppo, si buttano via. Al contrario essi devono avere la reale possibilità di dire la propria nella gestione e nelle decisioni che riguardano la vita dell’azienda, a cui essi danno la propria vita.

 

Se si continua a non intervenire significa che il nostro governo accetta questo vero e proprio sfruttamento e rende lecita una gestione a dir poco criminale dell’economia italiana.

Uno Stato civile degno di questo nome non può starsene lì ad osservare come imbesuito una situazione che diventa di giorno in giorno più drammatica, ma deve intervenire a piedi giunti percancellare la possibilità che le aziende possano essere da un giorno all’altro spostate in altri paesi, al solo fine di accumulare sempre più denaro, infischiandosene di coloro che hanno contribuito alla crescita e allo sviluppo di quelle imprese e dell’intera società nel modo più concreto di tutti, cioè con la propria fatica e il proprio lavoro.

 

Rivedi la diretta della riunione di redazione del Fatto Quotidiano con Dario Fo

Dario Fo è stato l’ospite d’eccezione all’appuntamento con il direttore Peter Gomez e la redazione de ilfattoquotidiano.it per la consueta diretta streaming del giovedì della nostra riunione di redazione. E, solo per questa occasione, tutti gli utenti hanno potuto seguire l’incontro e interagire tramite i commenti. Un invito ai nostri lettori perché diventino “utenti sostenitori”.

 

 

LEGGI ANCHE: DARIO FO AL FATTO QUOTIDIANO "Vauro sbaglia, sul palco di Grillo ironia, mica fascismo"

LA GELMINI CONSIGLI A B. DI TRASFERIRSI ALL'ESTERO di Dario Fo su Il Fatto Quotidiano 12/05/2013

La signora Mariastella Gelmini, splendida creatura, in una nota rilasciata all’Ansa ieri sera, dice che solo una mente annebbiata potrebbe essere d’accordo con me quando dichiaro che la condanna di Silvio Berlusconi in uno dei suoi numerosi processi sarebbe una dimostrazione che nel nostro paese la giustizia è veramente uguale per tutti.

Certo, vivere nella speranza che la giustizia risolva i problemi di equità nella vita sociale del nostro paese è una pretesa a dir poco paradossale.

SETTE ANNI, E SENTIRLI di Marco Travaglio

Si avvicina il giorno dell’inventario dei danni fatti in questi sette anni da Giorgio Napolitano.
 
Dalle firme apposte alla velocità della luce sulla peggiori leggi vergogna di B., in gran parte incostituzionali, ai continui moniti a ogni indagine giudiziaria che coinvolgesse il potere (Unipol-Antonveneta, Potenza, Why Not, Salerno-Catanzaro, Rai-Mediaset, lady Mastella, Rifiutopoli a Napoli, Ruby, trattativa Stato-mafia) contro il presunto “scontro fra politica e magistratura” che mettevano sullo stesso piano i politici aggressori e i pm aggrediti.
Dalla riabilitazione di Craxi agli attacchi a Grillo proprio alla vigilia di tornate elettorali.
 
Dal progressivo ampliamento progressivo dei poteri e delle prerogative presidenziali, ben oltre i limiti della Costituzione, fino alla pretesa da monarca assoluto di non essere ascoltato neppure quando parla con un inquisito intercettato.
 

SI FA PRESTO A DIRE BONINO di Marco Travaglio

Molti italiani vorrebbero vedere Emma Bonino al Quirinale. Perchè è donna, perchè è competente, perchè è onesta e mai sfiorata da scandali, perchè ha condotto battaglie spesso solitarie per i diritti civili e umani e politici in tutto il mondo, forse anche perchè è sopravvissuta a Pannella e perfino a Capezzone. Insomma, un sacco di ottimi motivi, tutti veri e condivisibili. Ma della sua biografia, in questo paese dalla memoria corta, sfuggono alcuni passaggi politici che potrebbero indurre qualcuno, magari troppo giovane o troppo vecchio per ricordarli, a cambiare idea e a ripiegare su candidati più vicini al proprio modo di pensare. A costo di essere equivocati, come ormai accade sempre più spesso, complice il frullatore del web, li ricordiamo qui per completezza dell'informazione, convinti come siamo che di tutti i candidati alle cariche pubbliche si debba sapere tutto. “Conoscere per deliberare”, diceva Luigi Einaudi, cuneese come lei. Nata 65 anni fa, la Bonino è stata parlamentare in Italia sette volte e in Europa tre volte, a partire dal lontano 1976.

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